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COSA VORREI COMUNICARE ATTRAVERSO QUESTO BLOG: Le riflessioni introspettive dei miei giorni poco rosei, le insicurezze nelle cose che voglio dare il massimo, le mie conquiste quotidiane, il mio rapporto con il mondo che mi circonda, la passione che mi consuma da 6 anni e più per un uomo complicato, le aspettative di mio figlio che sta andando incontro alla sua maturità, le indignazioni per le cose ingiuste e i fatti sbagliati, le emozioni per persone incontrate per caso o per destino, le sensazioni incantevoli dei miei reportage, l'amicizia di sangue per le persone in cui credo e indifferente a chi non mi merita, l'orgoglio per alcuni miei scatti, i ricordi violenti difficili da cancellare, i miei esperimenti come graphic design. Vorrei comunicare l'urgente voglia di essere accettata per come sono, fredda ed incostante, passionale ed indifferente, profonda e superficiale, coraggiosa e codarda, altruista ed egoista, creativa e passiva, insofferente e comprensiva, fedele e farfallina, impulsiva e ponderata ma mai senza mezzi termini quando dico quel che penso.
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sabato, 15 dicembre 2007 “PEOPLE I MET”
Attimi ed emozioni racchiusi silenziosamente in sguardi spontanei regalati o rubati attraverso la lente. Mostra fotografica della fotografa Monica Silva Palazzo Mancini - sede del Muncipio di Cattolica - Piazzale Roosevelt,5 - 47841 Cattolica (Rn) Inaugurazione Martedì 18 dicembre 2007 alle ore 11:00. Le fotografie saranno esposte al pubblico tutti i giorni dalle 8:00 alle 22:00, fino a Domenica 6 Gennaio 2008. www.cattolica.net La mostra al Exquisite Shu a Milano è stata un bell'evento. I gestori mi hanno chiesto di lasciare le foto per altri 5/6 giorni. Lunedì dovrò però toglierle perchè alcune andranno in mostra a Cattolica. Il Comune di Cattolica mi ha invitato ad esporre le mie fotografie presso il loro spazio dedicato all'arte. Ho trovato un gentile pensiero. Ho accettato. Chi volesse fare un salto oppure si trovasse già da quelle parti andate a vedere la mostra. Il comunicato potete scaricare da questo link: www.monicasilva.it/presentazioneMS.pdf Saranno esposte 30/40 immagini in B&N e colore, formati misti su carta metallcia Kodak e carta Fine Art Hahnemuhle. Colgo l'occasione per augurarvi un meraviglioso natale nel caso non riuscissi in tempo a preparare qualcosa di speciale. Ci tengo e ci proverò ma se così non fosse accettate i miei auguri di serenità ad ognuno di voi dal profondo del mio cuore. ![]() postato da monicasilva | 01:01 | commenti (15)
mercoledì, 05 dicembre 2007 VOCAZIONE ALL’ASSOLUTO di alberto carollo
Montagnoli è personaggio poliedrico: dominus del sito www.arteinsieme.net, è riuscito a coagulare attorno a sé poeti e scrittori interessanti che bazzicano il sottobosco della piccola e media editoria, contribuendo in maniera cospicua alla diffusione dei loro lavori, svolgendo un servizio appassionato, dettagliato e competente di trasmissione di informazioni, recensioni, estratti, interviste con autori, editori e editor che potrebbe esser preso seriamente a campione - dagli studiosi delle strategie di comunicazione - della trasversalità del web e delle sue infinite risorse in ambito di diffusione letteraria e culturale. Ma Renzo Montagnoli non finisce qui: è scrittore di racconti, apprezzabile fotografo e poeta della natura e della memoria, dalla voce difficile da eludere. I 22 Canti che compongono la silloge esprimono un concept omogeneo, quasi programmatico nel porre l’accento sui valori fondamentali che contraddistinguono una civiltà che possa ancora dirsi tale. Non a caso l’interesse di Montagnoli per il mondo dei Celti si rivolge a precise loro caratteristiche, come i valori della comunità, della famiglia, a un contatto animistico con la natura – i celebri boschi celtici. Caratteristiche che il mondo odierno sembra aver perduto, nel dilagante consumismo, nella ricerca esclusiva del profitto, nella costruzione di paradisi artificiali, nello snaturamento dei valori più veri e di quelle conquiste della mente e dello spirito in grado di far progredire realmente la collettività. La soluzione, auspicata da Montagnoli in questa raccolta, è quella del ritiro nel sogno di un tempo arcaico, dal quale trarre nuova linfa vitale. Il linguaggio dei Canti celtici è elegante e sorvegliato, ma senza artifici. La scrittura è piana e diretta, va al nocciolo della materia da esprimere, sollecitando le giuste corde. Sanguigna e vigorosa come solo quella di un bardo, cantore di una civiltà nobile e guerriera, sa esserlo. E il verso libero, modulato sulle assonanze ( “scorrere silente” e “rive verdeggianti”, ad esempio, ne Il lungo fiume, dove i due versi che si richiamano per assonanza, separati da un verso intermedio – il fiume? Infatti c’è pure la parola acqua – sono due novenari), su una quantità sillabica variabile, con qualche rima e riprese di parole o sintagmi, rende il tutto molto musicale. In alcuni componimenti il tono è dolente e malinconico; il poeta è attento a cogliere il palpito della natura o i fenomeni che intende indagare, con delicatezza e attenzione alle sfumature, quasi per non disturbare quella “musica lieve” che “viaggia nel tempo” (Musica e polvere). In altri canti la voce cresce d’intensità, aumenta il ritmo e la concitazione; in altri è impeto, epica della battaglia, in altri ancora un ammonimento morale. Riguardo ai temi, al termine di una lettura piacevole – come se avessi ascoltato una playlist di quella musica celtica che molto apprezzo e della quale Montagnoli è appassionato -, ora con quelle aperture ariose, trasognate, o nel ritmo serrato di una giga, tutta violini e thin wistle – qualcosa non mi tornava, non andava ad allinearsi con l’immagine che mi ero fatto di Renzo Montagnoli dalle cose che scrive e dai progetti che cura. E, metto subito le mani avanti: il problema era un certo mio smarrimento, l’incapacità di penetrazione del messaggio sotteso a questi Canti celtici. Mi sono chiesto: come può il Montagnoli concreto dei suoi racconti, il narratore attento a compendiare nell’espressione creativa la propria esperienza di vita; di più, il Montagnoli che si è appropriato (pur appartenendo alla generazione della macchina da scrivere) così bene delle nuove tecnologie, in linea con l’evoluzione frenetica del mondo, caldeggiare una “fuga” nell’irrazionale, un sottrarsi alla volgarità e allo squallore del nostro tempo per rifugiarsi in un sogno e rievocare i fasti di un’antica civiltà? Non avevo impostato correttamente la questione: Montagnoli è incline a perseguire il suo obiettivo sperimentando, con modi imprevisti, “con quell’unica meta/che sfugge a ogni logica” (Cocci). E a una più attenta analisi quel mondo celtico non è un mondo-altro, bensì è un altro dei topoi dell’immaginazione, un luogo nel quale la voce del bardo – che rivela il suo spirito e parla per esso attraverso i Canti – invita il lettore a riappropriarsi del suo passato, per scongiurare in qualche modo quei “posteri già nati senza memoria” (Musica e polvere) o “l’immagine di un’umanità senza sogni, senza memoria e senza futuro” (Il lungo fiume), per non passare senza “lasciar traccia” (Il futuro nel passato), ultimo approdo che l’artista si prefigge. E l’imperativo etico è quello di un recupero dei valori più fondanti: la bellezza e l’amore, la comunità, un riguadagnato equilibrio con la natura e l’ambiente in cui viviamo. Questo il messaggio concreto e attuale dei Canti celtici. Ma c’è anche un ulteriore livello di lettura, più intimo, che riguarda l’esistenzialità dell’uomo Montagnoli, il rapporto interlocutorio che la sua poesia intrattiene con le forze che regolano l’universo. Da questa prospettiva, a ben guardarli, questi Canti celtici sono una vocazione all’assoluto. Alcuni dei canti rivelano questa attitudine fin dal titolo: Eternità, Il testamento, Il futuro nel passato, ma sarebbe interessante ripercorrere l’intero poema avanti e indietro, o zigzagando, cercando prove che convalidino questa ipotesi: “in quella immobilità del tempo” (Guerrieri sull’acqua); “lo scandire di Crono in un’unica infinita storia dell’umanità”(I segni del tempo); “la compagnia per l’eternità” (In memoria di un bimbo); “(…) per il breve tragitto/che ci condurrà alla casa del tempo infinito” (In mezzo scorre il fiume); “e vogliono correre verso il nulla” (Il mormorio del vento); “in un eterno istante” e “Pascoli del cielo infiniti” (I pascoli del cielo); “riscopre la continuità/infinita,/tra passato e futuro.” – dove l’aggettivo infinita costituisce da solo un verso – (Cocci); “uno sconosciuto riemerso dall’eternità” (Il testamento). Sia che il paesaggio sia ravvivato dalla luce o avvolto da umide nebbie, l’immersione dello spirito è totale. E’ un nuovo paganesimo che mette in comunione con le cose, come se fosse l’esito di un rito antico, o l’estremo tentativo di comprendere le leggi che regolano il creato, quel “(…) mondo che è profondo in noi,/e che scompare nel volger di un attimo” (Guerrieri sull’acqua), enigma insondabile e meraviglioso, sospensione del moto, tregua agli affanni, un istante prima che la realtà ritorni e il sogno si nasconda “fino alla prossima alba” (Canto celtico). postato da cigale | 14:14 | commenti (5) |